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PRIMAVERA di Angelo Silvio Novaro
Primavera vien danzando,
vien danzando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Ghirlandette di farfalle,
campanelle di vilucchi,
quali azzurre, quali gialle;
e poi rose, a fasci e a mucchi.
E l’estate vien cantando,
vien cantando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Un cestel di bionde pesche
vellutate, appena tocche,
e ciliegie lustre e fresche,
ben divise a mazzi e a ciocche.
Vien l’autunno sospirando,
sospirando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Qualche bacca porporina,
nidi vuoti, rame spoglie,
e tre gocciole di brina,
e un pugnel di morte foglie.
E l’inverno vien tremando,
vien tremando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Un fastel d’aridi ciocchi,
un fringuello irrigidito;
e poi neve neve a fiocchi
e ghiacciuoli grossi un dito.
La tua mamma vien ridendo,
vien ridendo alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Il suo vivo e rosso cuore,
e lo colloca ai tuoi piedi,
con in mezzo ritto un fiore:
ma tu dormi e non lo vedi!
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PORTA A PORTA
Berlusconi vien ridendo,
vien ridendo a Porta a Porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Sempre ognor le stesse balle,
sempre ancor gli stessi trucchi,
balle verdi, rosse e gialle,
balle tante, a fasci e a mucchi.
E Tremonti vien ghignando,
vien ghignando a Porta a Porta.
sai tu dirmi che ti porta?
Un bilancio tutto rosa,
pieno zeppo di condoni
e poi tagli, tagli a iosa
e a chi evade gran perdoni.
Viene Fini sorridendo,
sorridendo a Porta a Porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
porta l’ordine e la legge,
l’unità della nazione.
Poi l’Italia manda in schegge
con la sua devoluzione!
Vien Castelli mugugnando,
mugugnando a Porta a Porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Con la faccia da mestizia
urla contro i magistrati.
Poi per fare alfin giustizia
si prescrivono i reati.
Vien Follini declamando,
declamando a Porta a Porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
“Sul Berlusca io discordo,
non è certo quello adatto.”
Vota sempre in pieno accordo
se però si viene al fatto.
Giace Vespa sospirando,
sospirando a Porta a Porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Porta Vespa e tanto basta:
officiando come un bonzo,
con le mani sempre in pasta
e la faccia ormai di bronzo.
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