10 gennaio 2012. Maroni e i suoi sono la maggioranza della Lega e attendono il Bossi al varco.
S’i’ fossi
S’i’ fosse fuoco, arderei il Maroni;
s'i’ fosse vento, lo tempesterei;
s'i’ fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i’ fosse Dio, leverei dai coglioni;
s'i’ fosse papa, allora canti e suoni
ché tutti i dissidenti imbrigarei;
s'i’ fosse Fini, ben io lo farei,
da capo metterei lo Reguzzoni.
S'i’ fosse morte, dal Tosi andarei,
s'i’ fosse vita, non starei con lui;
similemente ai quei che non son miei.
S’i’ fosse Bossi com'i' sono e fui,
torrei la Rosi ed altre cinque o sei:
le intelligenti lasserei altrui.
U. Bossi
21 novembre 2011.
A Ruby
Ne più mai toccherò le chiappe tonde
con cui il mio corpo vecchierello giacque,
oh Ruby mia, che cagionasti l’onde
del tempestoso mare da cui nacque
la mia disgrazia con le brune e bionde,
onde il ministero pubblico non tacque,
e che tra miei fe’ nascere le fronde
siccome al cinico destino piacque.
Ed ora sono in questo amaro esiglio
da cui principia ormai la mia sventura,
siccome il sempre peregrino Ulisse.
Tu non altro che il lagno avrai del figlio,
mia Mediaset materna; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
Silvio Papi
Novembre 2011.
Bassa lega
Leghista mio, com’è che non lo vedi
che questo Bossi s’è rincoglionito?
E aggiungo inoltre che, credi o non credi,
coll’invecchiar s’è pure incattivito.
Ceduto al Silvio ha ormai in tutte le sedi,
portando alla rovina il suo partito.
Sta a pecoroni e non più dritto in piedi,
sbava, bofonchia ed alza il medio dito.
Partito frantumato? Che gli frega…
Chi lo ricorda più Gianfranco Miglio?
Pensa soltanto a quella mezza sega,
quell’oratore fiero e intelligente
che la sorte gli diede come figlio.
Di tutto il resto non gli fotte niente.
7 settembre 2011.
Restauri
Sotto le ciglia s’intravedon gli occhi
che affioran dallo strato di cerone,
strizzati dagli innumeri ritocchi
dei lifting fatti per disperazione.
Sul cranio c’è una pista per pidocchi,
liscia, dipinta di color carbone,
anche lei fatta a suono di baiocchi.
Tacchi misura dodici in azione
perché possa apparire meno basso.
Protesi a mano da azionare in fretta
per un uccello oramai in collasso.
Si spaccia per grandissimo amatore,
ma il soprannome “Cavalier Pompetta”
depone molto poco a suo favore.
27 agosto 2011. Il Bossi si frattura il gomito ed il figlio lo sostituisce.
Et tu…
E’ commovente questo padre Umberto
che si trascina il figlio dappertutto,
che pensa — il poveretto ne è ormai certo —
che il Trota ne ricaverà gran frutto.
E il Trota, che possiede il solo merto
(che di null’altro in vita fe’ costrutto)
d’essere figlio di cotanto Umberto,
già pensa avere nelle mani tutto.
Umberto mio, mi sembri proprio fesso
se pensi che i leghisti accetteranno
per successore un mezzo pesce lesso.
Se rendere un servizio vuoi alla lega
ed alla stessa limitare il danno,
dài, vai in pensione. Tanto, che ti frega…
4 agosto 2011. B&B: simul stabunt, simul cadent.
Bilancio
E adesso, Bossi mio, cosa ti resta?
Delle lenticchie è ormai finito il piatto,
Maroni a farti fuori ormai s’appresta
e Il tuo federalismo è sol d’accatto.
Che cosa ti ritrovi nella cesta?
Un figlio genio consigliere fatto,
Il laticlavio sopra la tua vesta?
E’ questo il risultato del tuo patto
siglato con l’amico Berlusconi?
Per salvargli la pelle nei processi,
la faccia ci hai rimesso (e anche i coglioni).
Che cosa hai mai ottenuto per la lega?
Del Papi hai fatto solo gli interessi
e in cambio hai avuto meno che una sega.
25 luglio 2011. Prima la crisi non c’era. Poi avevamo superato la crisi (quella che non c’era). E adesso…
Titanic
Dì, ti ricordi, Tremonti mio bello,
quel che dicevi in quest’ultimi anni:
che niente crisi, non c’erano danni,
il tempo stabile volgeva al bello?
E che dicevi che il tempo era quello
(e del saccente mettendoti i panni)
della crisi vinta, niente più affanni,
rotto avevamo di ferro l’anello?
Poi in questi giorni tu vai annunciando
che noi sul ponte del tristo vascello
stiamo suonando, cantando, ballando.
Cazzo, Tremonti! Non era quello
(soltanto ieri l’andavi contando)
di rose il tempo? Ed ora è un macello?!...
20 giugno 2011. Grande interpretazione di “casus belli” dell’eurodeputato leghista Matteo Salvini riguardo ai ministeri monzesi.
Prima virtus
Di qualità ce ne vogliono tante
per essere un leghista patentato,
però la prima è d’essere ignorante,
ché senza questa altro non è dato.
Se, per sventura, un di cultura è amante,
sempre lo tenga ben dissimulato:
come dell’osteria fa il frequentante,
alta la voce e linguaggio sboccato.
Prenda d’esempio Umberto padre e il figlio,
il rinomato Trota di Gemonio:
il primo, dito medio e gran cipiglio,
e l’altro, erede di grandi pretese,
che pure duro ben di comprendonio
è consigliere a novemila al mese.
19 maggio 2011. Urla, salivazione abbondante, richiesta della cartella sanitaria di Napolitano, mai un contradditorio eccetera. Beppe Grillo contro tutto e contro tutti.
Simiglianze
Credo di Grillo ormai si sia capito
che ragionar con lui è cosa vana,
uno che punta contro tutti il dito:
“La Montalcini è una vecchia puttana”.
Per Vendola un giudizio più compito:
“buson” gli ha detto il nostro boccasana.
Dall’insultare non s’è mai zittito,
Il dialogo è per lui una cosa strana.
Monologa soltanto, mai confronti
con chi la pensa nel modo diverso:
ei teme qualsivoglia che l’affronti.
Se gira ben, dice che siam coglioni,
di farlo ragionare non c’è verso:
in quanto a insulti è come Berlusconi.
27 marzo 2011. Abbiamo ricordato la Repubblica romana ed i giovani morti per difenderla. Per un scherzo perverso di associazioni, mi è venuta in mente la sparata del Bossi sui patrioti padani delle valli bergamasche e l’ultima sul fatto che le fabbriche d’armi sono nel nord.
Idealisti
Eran migliaia, eran giovani e forti
e dalle valli lor sarian calati,
--- vantava il Bossi dei presunti insorti ---
di falci, forche e di doppiette armati,
a riparar della padania i torti.
Ve li vedete voi tutti esaltati
morir per la padania e le sue sorti
sotto il vessillo verde raggruppati?
Il Trota che si batte pel paese
e che per lui sacrificarsi smania,
lasciando euro novemila al mese?
Ed un leghista in arme che si batte,
gridando alto “viva la padania!”,
per altro che non sian le quote latte?
16 febbraio 2011. Processo breve il 6 aprile. Chi ha tempo non aspetti tempo…
Piano editoriale
Avanti, voi di Libero e Giornale:
manca soltanto circa un mese e mezzo,
è stretto il tempo per parlare male,
per stender qualche maldicente pezzo
su quelle tre che saran tribunale
di questo affare dal pesante lezzo.
Cazzo, tre donne! Proprio niente male,
nemesi come questa non ha prezzo!
Per contromossa scrivete: “Femministe,
piene di pregiudizi, illiberali,
che se la fan tra loro, comuniste”.
E giunti al fine, per parar le mosse
e come somma dei peggiori mali:
“Risultano indossare toghe rosse”.
4 febbraio 2011. Berlusconi canta le lodi dell'igienista orale, ma la ragazza ha tutt'altra opinione del suo mentore.
Amorosi sensi
Il Papi ha celebrato la Minetti:
“Brava ragazza, madre lingua inglese,
s’è laureata (e ognuno la rispetti)
proseguendo gli studi a proprie spese”.
Ma la ragazza par, per certi aspetti,
le lodi non avere bene intese
se ha poi con franchi e subitanei detti
mandato il principale a quel paese.
“Vecchio dal culo flaccido” lei ha detto,
è questo il modo in cui l’ha definito
con leggera mancanza di rispetto.
Ed affinchè sua voce non si sperda
e il suo giudizio resti ben scolpito,
lei l’ha appellato gran “pezzo di merda”.
9 gennaio 2011. Un secolo e mezzo è trascorso da quando nel cortile di Palazzo Carignano a Torino il Parlamento subalpino proclamò la nascita dello Stato italiano.
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Bandiera mia
Bandiera mia, bandiera tricolore,
verde delle speranze dei tuoi insorti,
bianca di chi ti diede il suo candore
e rossa come il sangue dei tuoi morti,
da centocinquant’anni nostro amore,
la nostra identità con te tu porti,
con te siam stati in gioia e nel dolore,
con te divise abbiam le nostre sorti.
Alta a garrir nel vento per vittoria
od a mezz’asta per il nostro lutto,
tu sei bandiera della nostra storia,
della Nazione rappresenti il tutto.
Bandiera tricolore, nostra gloria,
mai t’ho guardata con il ciglio asciutto.
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30 settembre 2010. Il ministro della Repubblica Bossi dà dei porci ai romani.
S.P.Q.R.
Ci sta un somaro vecchio e scalcagnato,
che al cambio vale ormai men che una sega,
gregario del Patacca inceronato,
che raglia sempre in nome della Lega.
L’ultimo raglio ieri l’ha elevato,
e come sempre senza fare piega,
per dire che i romani e il lor senato
gran porci son della miglior congrega.
E’ risaputo che il nostro somaro
per testa non è proprio una gran cima
e, tuttavia, per qualche caso raro,
se assai studiasse diverrebbe un mulo.
Io spero in ben, chè troverei la rima
per dirgli in versi: “Bossi, vaffanculo!”
Spinea, 19 settembre 2010.
A.D. 2023
-- Dimmi, papà, ma come facevate
ad avere per capo quel narciso,
a sopportare quelle sue sparate
che Europa intera hanno mosso al riso?
E come fu che avete tollerate
quelle sue leggi da arrossire in viso,
fatte pel suo interesse e dissennate
tanto da avere poi il diritto ucciso?
Ed or com’è che più non trovi alcuno
che dica: “Il voto io gli avevo dato”?
Tutti spariti, non c’è più nessuno.
-- Siamo il paese, figlio, di Girella,
cialtroni che i potenti hanno acclamato.
La nostra storia è sempre stata quella.
29 agpsto 2010. L’Italia va in malora, nell’indifferenza dei più e nel dolore di pochi.
La mala ora
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province ma bordello,
di tanta speme nulla ormai ti resta
e tuo destino sembra essere quello
di sopportar, tener china la testa.
Donna discinta, piena sol d’orpello
che al proprio stuprator alza la vesta.
Non hai marito, ma solo un amante
bugiardo, vanitoso ed incipriato
che ti disprezza e che ha come costante
bisogno solo d’essere adulato.
E’ vecchio, sbava, la mano gli è tremante,
seppure vivo sembra imbalsamato.
22 agosto 2'010.
Se...
Cosa ti importa, dico, su cosa ti scervelli?
Non me me importa un fico di questi tuoi rovelli.
Morto è Alighieri Dante, è morto san Francesco,
le ipotesi son tante, ma proprio non riesco
a creder che la morte sia tutto 'sto gran dramma,
comune è nostra sorte: si spegnerà la fiamma.
Se niente ero prima io, ritornerò nel niente.
Se in mente ero di Dio, ancor mi avrà in sua mente.
12 agosto 2010.
Esopo
E lo sciacallo andò a trovar la iena.
“Sire — gli disse — un affare d’oro.
Se a te la cosa non fa troppa pena,
in vista avrei un buon sporco lavoro.
Avrei una marchesina orfana appena
e minorenne, proprio un gran tesoro.
Mettermi basterà di buona lena:
fregare gli indifesi è ciò che adoro.
Nella mia mente di sciacallo brilla
di già un’idea che rode come un tarlo:
per quattro soldi ti vendo la sua villa
(chè come suo tutor io posso farlo).
Che bella vigliaccata eh, dilla, dilla!
Altro che un pied-à-terre a Montecarlo!"
5 agosto 2010.
Ricordo
Occhi nocciola, ironici e ridenti
erano i tuoi, mio professor d’allora,
occhi che ci seguivano indulgenti,
che a settant’anni io ricordo ancora.
Di Socrate indicasti a me la via
e come il viver sia filosofia.
2 luglio 2010. Monza: banda intona l’inno di Mameli e i sindaci leghisti si sfilano la fascia.
Aveva vent’anni Goffredo Mameli quando compose il Canto degli italiani, noto ormai come Fratelli d’Italia. A ventidue anni, capitano dei garibaldini, moriva nella difesa della repubblica romana.
Fratelli d’Italia
Vent’anni avevi, giovane Goffredo,
che agli italiani dedicasti il canto,
retorico ed ardente, nuovo credo
per chi con te sognava e ti era accanto.
E ventidue ne avevi, mio Goffredo,
quando cadesti, suscitando il pianto,
giovane capitano e nuovo aedo
di quell’Italia che tu amasti tanto.
Poi penso a quei leghisti rinnegati
che sputan sull’Italia e sui suoi morti,
che vantan esser quel che mai son stati:
celti, padani. Rozzi e spesso vili,
giurano fedeltà e fan gli insorti,
non hanno patria, solo campanili.
11 giugno 2010. Passa al Senato la legge bavaglio: privacy per i delinquenti e stampa imbavagliata.
A Silvio Berlusconi
Per questa legge noi ti siamo grati,
o Berlusconi nostro protettore,
noi non saremo ormai più intercettati
e ruberemo ancora con più ardore.
Se poi. per puro caso o per errore,
fossimo da ria sorte noi beccati,
con il bavaglio messo all’editore
sarem dai giornalisti pur salvati.
Grazie per questa legge che il Palazzo
ha fatto su misura pei furfanti:
gli onesti, ben si sa, contano un cazzo
e noi ti siam vicini e siamo tanti.
Evviva, sempre viva il nuovo andazzo,
a te la gloria ed i nostri canti!
I delinquenti, grati, composero.
6 giugno 2010.
In morte di un amico
Hai lavorato tanto, amico mio,
ma in quel lavoro ti ci sei perduto.
No, non è stato il destino rio:
è quel che hai dato che tu hai ricevuto.
Moglie devota t'avea dato Dio
e poi due figlie che tu hai perduto,
ed alla fine ne hai pagato il fio,
tanto da esserne poi disconosciuto.
De mortuis nisi bonum ed io ricordo
di noi ragazzi il tempo e le promesse,
le confidenze, i sogni, il nostro accordo;
la gioventù, tempo prezioso e raro,
le cui speranze eran per noi le stesse.
TI sia la terra lieve, amico caro.
9 maggio 2010. Balducci, col placet del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha nominato direttore dei lavori per la ristrutturazione degli Uffizi un tale non solo in odore di mafia, ma competente nel management di “attività di parrucchiere per donna, uomo, bambino, di manicure e pedicure”. Epperò già collega di cantiere, alla Maddalena, del cognato di Bertolaso . Ecco un sonetto attribuito al poeta Sandro Bondi.
A Guido Bertolaso
Guido, i’ vorrei che tu, Balducci ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
corresse appalti al voler vostro e mio;
sì che PiEmme od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, condividendo tal talento,
di stare insieme crescesse ‘l disio.
E tutti l’altri appaltatori poi
che sono ormai sul numer de li trenta
con noi ponesse il Silvio incantatore:
e quivi specular con grande ardore,
e che la cricca tutta sia contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.
Sandro Bondi
Aprile 2010. Il fondatore del partito dell'amore ha insultato tutti: il Presidente della Repubblica, la Corte costituzionale, la Magistratura, quei "coglioni" che votano per gli altri partiti politici eccetera.
Lo donno mio
Tanto bilioso e disonesto pare
lo Silvio mio quand’egli su altrui sputa
ch’ogne lingua deven tremando muta
e li occhi si rifiutan di guardare.
Egli si va sentendosi laudare
sempre la faccia di boria vestuta:
e par che sia una cosa venuta
dal cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì spiacente a chi lo mira,
che dà per li occhi una tristezza al core,
che intender non la può chi no la prova.
E par che de la sua labbia si mova
un spirito così pien di rancore
che va dicendo a l’anima: T’adira!
15 aprile 2010. Lega di lotta e di lottizzazione. Bossi: “A noi le banche del nord”.
Cassa continua
Fondata avea una banca un dì la Lega
e lì i leghisti i soldi avean lasciato,
ma preso avea la banca brutta piega
e il correntista ingenuo fu fregato.
La cronaca del tempo ora ci spiega
che Fazio dalla Lega era osteggiato
ma egli, furbo, e questo niun lo nega,
comprò la banca e il Bossi fu salvato.
Ora del nord il Bossi vuol le banche
e senza dubitar del come e quando
vuole che i suoi ci siedan sulle panche.
La banca sua egli portò allo sbando,
così le nostre porterebbe anche.
Noi rispondiamo, il dito medio alzando!
Spinea, 4 aprile 2010.
Il papa teologo
Dovevi sistemar tutte le cose,
per questo ti hanno eletto e papa fatto.
ma sono più le spine che le rose:
probabilmente non eri il più adatto.
A fondamento della vita pose
non il teologar , quel Cristo matto,
ma amor che muove il mondo e tutte cose:
questo tra l’uomo e Dio fu il nuovo patto.
Dal tempio caccia i porci ed i mercanti,
ma sferza soprattutto quei pastori
che i porci hanno protetto, e sono tanti.
E basta compromessi col potere
per ottenere soldi e aver favori:
Cesare abbia ciò che deve avere.
Spinea, 6 marzo 2010.
Sera
Poggiato alla ringhiera, io guardo la campagna,
luce di luna bagna lo scender della sera.
Piano il silenzio avanza e avvolge come onde
e tutto si confonde e buia è ormai la stanza.
Affiora la speranza di ritrovar la pace
e mentre tutto tace si sente la fragranza
dell’erba e delle piante. Danzano lievi e tante
le ombre del passato e un filo di tristezza
di ciò che non è stato mi lega e poi si spezza.
Leggera m’accarezza la brezza della sera
ed una vita intera nel buio trascolora,
e nel fuggir dell’ora anche l’affanno fugge.
Torna il ricordo ancora, ma è dolce e più non strugge.
25 gennaio 2010. Il ministro fantuttone Brunetta vuol fare il sindaco di Venezia e contemporaneamente mantenere la poltrona di ministro.
La carega
Ti speti che Cacciari vada via
per sentarte al so posto, sior Bruneta,
ma anca da ministro pararìa
che tegnir ti voressi la caregheta.
Secondo ti a ‘sta Venessia mia
co i so problemi quelo che ghe speta
per ela un mezo sindaco sarìa?
Per mi la sarìa proprio ‘na macieta,
visto che no ti xe po’ tanto alto,
che far ti vogi el sindaco a metà,
pensando de ciapar e lustro e smalto.
Se po’ ti pensi che la to barca va
per ogni rio e che ti fa un gran salto,
mi penso che el to rio sia un rio tera’.
Spinea, 26 dicembre 2009.
Lo sguardo
Con un compagno che ho dimenticato
davam la baia alle due ragazzine:
a dodici anni, ancora addormentato,
neanche vedevo che erano carine.
Dell’altro sesso, ancora non turbato,
non conoscevo grazie né moine,
io non sapevo d’esser disarmato
e mi credevo forte nel far cine.
Di lei ricordo gli occhi solamente
e quello sguardo un poco compiaciuto
che invece aveva visto chiaramente
perchè a darle fastidio ero venuto.
Io non sapevo cosa avevo in mente,
ma lei l’aveva ben riconosciuto.
Spinea,16 dicembre 2009.
Sonetto a quattro mani
Da sì cc’oggni cazzaccio fa er dottore
e sputa in càtreda, e armanacca, e spera
de pesà ll’aria drento a la stadera
se n’hanno da sentì dd’oggni colore.
Senti Ghedini che fa il professore
contando balle in tutta sicumera,
e poi Gasparri che in camicia nera
dalla TV fa il manganellatore.
Vedi gli inchini di Vespa de Nei
e Sandro Bondi dei sette dolori.
Leccano il culo e si credono dei.
Ma io che je risponno a sti dottori?
Che Iddio l’ommini, for de cinqu’ o ssei,
tutti l’antri l’ha ffatti servitori.
25 novembre 2009. Il ministro per la Pubblica Amministrazione ed Innovazione Brunetta rinfaccia al ministro dell’Economia e delle Finanze Tremonti di non essere un economista.
La barca
Scende il Brunetta un’altra volta in pista
ed al collega suo Giulio Tremonti
rinfaccia che non è un economista,
che è come dirgli: “Non sai fare i conti!”
Delle sparate sue lunga è la lista
ed al buon senso egli non fa mai sconti, bene sarebbe non avesse vista
'sì corta e si facesse lui i suoi conti
Bisogna avere un poco di cervello
e d’essere di lingua un po’ più parca
perchè il problema è sempre stato quello:
si un remo scede quanno l’artro incarca,
doppo fatto un tantin de mulinello
se va a ffà buggiarà tutta la bbarca.
Spinea, 12 novembre 2009.
Magdi Allam
Arrivato all’età della ragione
Magdi Allàm entrò a sguazzo nel Giordano,
e si fece cristiano, fedelone,
cattolico, apostolico, romano.
Tutti chiedevan di lui l'opinione
fin quando che è restato musulmano,
ma dopo l’avvenuta conversione
tu puoi cercarlo, ma lo cerchi invano.
Fin tanto che l’islàm ha criticato,
(vedi, la storia è vecchia e sempre quella)
da destra e Chiesa era ogni dì incensato.
Del giornalismo or non è più una stella,
di quella chiesa che oramai ha abbracciato
adesso è una comune pecorella.
Spinea, 1° novembre 2009.
Lei
Ti ho visto che passavi, eri distante
e il nostro sguardo non s’è mai incontrato,
nero vestita e solo una passante
eri per me, in altro affaccendato.
Ti ho poi rivisto assai meno distante
parlar con quelli che ora mi han lasciato,
con certi a lungo ed altri un breve istante
e il tuo apparir mi colse impreparato.
Ti ho rincontrato ieri che passavi,
a passo svelto nella veste scura.
Ti sei voltata mentre camminavi
e non avevi l’espressione dura.
Io non sapevo dove te ne andavi,
t’ho fatto un cenno e non c’era paura.
Spinea, 21 ottobre 2009.
Addio
Il tempo era arrivato che tu andassi,
la cera s’era tutta consumata
della tua vita e quasi cento passi
ne percorresti in quella che ci è data.
Addio, signora ironica e cortese,
che m’accoglieva e nulla mai mi chiese.
Spinea, 20 ottobre 2009.
Barbarossa
Sta Federico imperatore in coma
dovendo recitar nel polpettone
che Bossi volle contro odiata Roma,
facendolo pagare a quel coglione
dell’italian tassato a cui la soma
va del costo di un film da baraccone.
Sul campidoglio i suoi cavalli doma
Umberto da Giussano che, sornione:
“Signori milanesi, - il consol dice -
la primavera in fior porta alla lega
un film di regime ed io felice
sui trenta milion spesi non fo piega.
Io me lo godo a tutto burro e alice
e del contribuente che mi frega…”
Spinea, 3 ottobtre 2009.
Il ponte
Abbiamo l’acqua solo per due ore
e per un solo giorno a settimana.
Però in compenso avremo l’onore
di acquetare quella sua scalmana
di fare un ponte che lui pensa il fiore
a compimento di sua gloria vana,
mentre a Messina la gente ci muore
e trenta vite s’inghiottì la frana.
Non abbiam strade e pieni sono i mari
e le città di merda e di veleni,
e mafia vi imperversa senza pari.
Lui vuole il ponte, ‘sta testa di mulo,
che di sua gloria i cieli siano pieni
e noi in Sicilia abbiam le pezze al culo.
Spinea, 25 settembre 2009.
Il sultano
S’usava che all’amante liquidata
si regalasse un appartamento,
di tutti e due si facea il contento
e la faccenda era sistemata.
All’avvocato poi che sempre intento
era a salvarti dalla mal parata,
veniva la parcella liquidata
ed anche lui di certo era contento.
Or sembra che sia invalso un altro andazzo
che quello di pagare sul momento.
Al popolo che ormai non conta un cazzo
tu mostri quanto è grande il tuo talento:
amanti ed avvocati in un sol mazzo
li eleggi e te li paga il Parlamento.
Spinea, 21 settembre 2009.
Il mini-stro..
Da sì cc’oggni cazzaccio fa er dottore
e sputa in càtreda, e armanacca, e spera
de pesà ll’aria drento a la stadera
se n’hanno da sentì dd’oggni colore.
Così Brunetta con gran sicumera
sui ladri e gli avversari con furore
si scaglia, proprio lui che ebbe l’onore
di condivider di Bettino l’era.
O rodomonte di formato nano,
che lanci insulti a ognuno a tutto andare,
ho cominciato usando il bel romano,
ma a te che credi d’esser popolare
finisco col parlare in veneziano:
Ma va, Brunetta, in mona de to mare!
Spinea, settembre 2009.
Il cortigiano
Questo Giuliano non l’ho mai capito:
un uomo di indiscussa intelligenza
alla corte del principe finito,
forse pel gusto di trovare udienza.
Un che si acconcia a sostener partito,
tenendo fronte pur anco all’evidenza,
se può tener dritto puntato il dito
ed il suo ego v’abbia preminenza.
Devoto miscredente, della vita
di morti corpi grande difensore,
ai quali nega dignitosa uscita.
Indossa la livrea del suo signore
con eleganza e lingua assai forbita
pone a servirlo con un certo onore.
Spinea, 23 agosto 2009.
I polli di Renzo
Caro figlio, diletto mio rampollo,
se nella vita ti vuoi sistemare
devi pensar che l’italiano è un pollo
che va imbeccato e poi da spennare.
Spara una balla al giorno e poi sul collo
gli appioppi pesi e tasse a tutto andare,
strilla ai ladroni che tu poi satollo
al parlamento ci potrai sbafare.
Ho cominciato fingendomi dottore
e dopo l’invenzione della lega
io da spiantato divenni senatore.
Della padania dì che sol ti frega
e intanto i cazzi tuoi fai con ardore
e i miei leghisti non faranno piega.
Spinea, 17 agosto 2009. Giuseppe Gioachino Belli lasciò per testamento che le sue opere venissero bruciate. Il figlio disobbedì.
A Ciro Belli
Leggo tuo padre e dopo duecent’anni
i versi suoi per me sono diletto,
vestito mi par d’esser dei suoi panni
e la sua gente accosto con rispetto,
risento le lor voci, i loro affanni,
quel che di lor ha condiviso e detto.
Ei dei potenti disvelò gli inganni,
mostrando a ognuno il loro vero aspetto,
ad essi non mostrò mai reverenza,
donando invece al popolo minuto
con ironia tutta la sua indulgenza.
Ringrazio te per il coraggio avuto,
ché abbiamo per la tua disobbedienza
il genio di tuo padre conosciuto.
2 luglio 2009. Pronta la cripta, inaugurata pochi giorni fa dal papa, per la salma di padre Pio. Non è dipinta in oro ma è in oro massiccio. Protestano numerosi fedeli per la contraddizione con la vita del santo.
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Tutankamon
Povero padre Pio che sei finito
nell’oro esposto come un faraone,
mentre d’un saio e d’umiltà vestito
tu fosti in vita a tutti paragone!
La strada i frati tuoi hanno smarrito,
povero san Francesco che un cordone
attorno a un sacco addosso per vestito
portavi come sola distinzione.
Tempo già fu che vita francescana
voleva dire povertà e decoro,
adesso cripta d’oro e pompa vana
per questi frati e la Chiesa con loro.
Cercan coi pellegrini far la grana
perché si sa che l’oro chiama l’oro.
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23 giugno 2009. Si chiamava Neda (la voce) la ragazza assassinata a Teheran mentre dimostrava pacificamente.
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Il velo di Neda
Il rosso del tuo sangue come un fiore
sul viso tuo riverso sull’asfalto
e di tuo padre il grido di dolore
che sulla folla si levava alto.
Volevi sol, per questo ti hanno spento,
che sui capelli ti passasse il vento.
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10 aprile 2009. Venerdì santo, funerale delle vittime del terremoto d’Abruzzo.
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Sit tibi…
Tra le altre bare scure, allineata
sui sanpietrini al sol di primavera,
piccola e bianca una bara posata
sopra la grande della madre v’era.
Fiore reciso dallo stelo breve,
che a te e alla mamma sia la terra lieve.
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Spinea, febbraio 2009.
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Valentina e Giovanni
Bianca la pelle della madre e nera
seta quella di suo figlio in braccio,
la cui testina sulla spalla era
in delicato ed amoroso abbraccio.
Il di lei volto sul suo capo chino,
ritratto di madonna col bambino.
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27 febbraio 2009. Il cardinale Barragan e gli integralisti cattolici definiscono il papà di Eluana Englaro un assassino.
Per Beppino Englaro
O voi che presumete del Vangelo
e a un padre boia ed assassino dite,
voi che volgete sempre gli occhi al cielo
e i pianti di chi è in terra non udite,
o voi che ormai sugli occhi avete un velo,
che gli altri sconoscete e le lor vite
ed apprezzate più del lupo il pelo
che del celeste agnello il vello mite,
voi dite a un padre boia senza cuore.
Voi, che bruciaste vivi altri cristiani,
che aveste papi empi e senza onore,
che massacraste popoli lontani
la croce alzando senza alcun pudore,
vergogna su di voi, figli di cani!
29 dicembre 2008.
Per Eluana Englaro
Piccolo papa nei tuoi dogmi avvolto,
che mai sei stato parroco e pastore,
nella dottrina e nello jure colto,
non hai compreso che il Vangelo è amore.
Da Eluana il viso tuo hai distolto,
di chi l’ha amata non cogli il dolore
e al padre i preti tuoi hanno rivolto
l’accusa di assassino senza cuore.
Lui, che combatte una guerra infinita
per Eluana, contro la sua sorte
che ancor le nega dignitosa uscita.
Grande papà, dal cuore saldo e forte,
a fianco della figlia nella vita,
a fianco della figlia nella morte.
Spinea, 1° agosto 2008
In morte di un'amica
Tu dormi ormai sotto la nera terra
ed uno v’è che ancor non ti dà pace e al tuo ricordo sembra muover guerra,
oblio negando a chi sepolto giace.
Astio o rimorso forse il cuor gli serra,
che soldi non avevi dir gli piace,
non ne portasti sovra questa terra
e di tua vita tutto il resto tace.
Ma noi ben ricordiam che fino a ieri
la vita intera tu gli hai dedicato,
per lui nel bene o male sempre c’eri.
Dell’amicizia che a te ci ha legato
rimorsi non abbiam, noi ne siam fieri,
ché come noi tu hai vissuto e amato.
Agosto 2008. Versus un ministro spergiuro, che insulta la bandiera e l’inno nazionale dopo aver giurato fedeltà alla Repubblica e che continua a prenderne i soldi.
Ad Ugo Foscolo
Temesti sepoltura illacrimata,
amato figlio di Venezia spenta
e vate di un’Italia ancor non nata,
ma non v’è alcun che voce tua non senta
tra quei che hanno la lor patria amata
e che per essa ebber vita stenta.
Or da un ministro Italia è ripudiata
e con dispregio il suo ripudio accenta.
Vorrebbe il tricolor metter nel cesso
e contro l’inno il medio alza veloce,
schiuma di rabbia e gli succede spesso.
Ma dal sepolcro posto in Santa Croce
per noi italiani allora come adesso
s’alza potente e chiara la tua voce.
14 gennaio 2008. Napoli sommersa dai rifiuti.
“ Monnezza”
Da lungi vidi la città dolente
in mezzo ai fumi della spazzatura,
nell’aere fosco, sozzo e puzzolente
mi apparve lo rione di Pianura.
Era quel loco talmente fetente
e il respirar era cosa 'sì dura
per tutta quella sciagurata gente
che il rimembrar rinnova la paura.
Napoli, vituperio delle genti,
che Jervolino e la camorra pate,
ove decenza e legge sono assenti.
Gridan lor rabbia le genti dannate
e fan cortei tra li rifiuti ardenti.
Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate!
Spinea, novembre 2007.
Mare Egeo
Seduto a terra con le spalle al legno
d’un torto ulivo, guardo il mare calmo
che esala verso me un respiro lento
che piano culla quasi fosse un canto.
Di gente intorno non rimane segno.
A picco il sole, caldo, alto, almo.
L’aria vibrare intorno a me io sento
per le cicale in alto, attorno, accanto.
Profumo di ginestra, odor di sale,
di ulivi e mirto si spande l’essenza,
delle cicale il canto scende e sale.
Stordito ed esaltato resto senza
più volontà, alla natura eguale.
Dell’universo un punto di coscienza.
Spinea, 28 luglio 2007. Ad Alessandro che è nato da una settimana.
Ad Alessandro
Testina bionda con ritti capelli,
occhietti chiusi e mani a pugno strette
ad afferrar giorni futuri e belli
che ad ogni nato la vita promette.
Manine tonde con ditini snelli,
ben disegnate le due orecchiette,
dita ai piedini come dei piselli,
labbruzze fatte per succhiar le tette.
Picciol bambino e nome grande, enorme:
d’uomini protettor, così il suo nome
che già nei tempi risuonò e ancor vale.
Gli amici suoi lo chiameranno Ale,
senza saperne né il perché e per come.
Ma lui lo ignora e quietamente dorme.
Il tuo nonno
10 dicembre 2006. L’irresistibile coppia Guzzanti/Scaramella continua ad imperversare. L’uno impreca, l’altro millanta.
Res gestae
Cantami, o Diva, di Paolo Guzzanti
e del fido scudiero Scaramella,
i tentativi che han portato avanti
per incastrare il nostro Mortadella.
Canta le glorie dei due commedianti
emuli di Brighella e Pulcinella,
che in arme fur gloriosi e lesti fanti,
di come brillò alta loro stella.
Di tanta gloria cosa ormai lor resta?
Il senator, anco dai suoi snobbato,
or fa l’offeso e il mondo inter contesta.
Al suo scudier cialtrone ed indagato
la maschera riman di cartapesta
del Pulcinella nudo e spernacchiato.
Spinea, 23 novembre 2006.
La famiglia di Leonardo
E’ tardi, ma prima di andare a letto
io prego te, caro Gesù bambino,
che di tutti i miei cari abbia l’affetto
e tu li segua sempre da vicino.
Segui la mamma che mi tiene stretto
e pur da grande mi vedrà piccino,
tu stalle accanto ed io ti prometto
di far, se posso, meno il birichino.
Veglia su nonna da cui sono amato
e i miei capricci con pazienza piglia.
Veglia su zio Nicola, l’avvocato,
che mi fa da papà che mi consiglia.
Sul cane Tommi che è appena arrivato:
lui pure ormai è della mia famiglia.
Spinea, 8 agosto 2006.
Brindisi
Miei cari amici, a questo desco uniti,
io brindo a quei di noi che son passati
per questa vita e a miglior vita iti
e nel cuor nostro sempre son restati.
A Bruno, a Giorgio, che per altri liti
sono partiti ma non ci han lasciati,
levo il bicchier secondo antichi riti
a ricordar i tempi che son stati.
Non v’è tristezza, solo nostalgia
di lor, di noi che fummo amici e siamo.
Il tempo passa, ma non porta via
i bei ricordi di chi noi eravamo.
E chi vuol esser lieto, ancora sia!
In alto, amici, i calici leviamo!
Spinea, 4 agosto 2006. A Nicolò che ha sette anni.
A Nicolò
Calmo ti guardo e crescere ti vedo,
mutar le membra e l’espression del viso,
ma anche se con mia memoria riedo
non cambiano i tuoi occhi e il tuo sorriso.
Sempre li serberai, così io credo,
come tu serberai l’allegro riso
che mi trascina ed a cui sempre cedo,
che nel cuor mio rimarrà sempre inciso.
Ma più m’incanta di veder tua mente
proceder per le vie per cui già andai
e ciò che fui è ora il tuo presente.
Pel tuo futuro il mio augurio hai
ed in tua vita avverrà certamente:
quel che avrai dato sarà quel che avrai.
Il tuo nonno
Spinea, 3 agosto 2006.
A Chiara
Piccola donna di due anni appena
che con il riso e il guardo mi seduci,
che rendi la mia vita più serena
e ad emozion profonde ancor mi induci,
chiacchieri, salti, giochi di gran lena
e le tue forze con gran gioia bruci,
nel viver tuo non v’è mai alcuna pena
e in allegria per mano mi conduci.
Cosa sarai da grande? Cosa importa?
Ognuno cerca il senso di sua vita,
sia lunga d’anni oppure d’anni corta,
essa, comunque, non sarà infinita.
Vivila e sappi che sol questo importa:
che non ti sia sfuggita tra le dita.
Il tuo nonno.